I tre enigmi del tempo ancora irrisolti - Prima Pagina on line

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Il concetto di tempo contiene in sé almeno tre enigmi che ancora oggi rimangono irrisolti. 
Il primo riguarda il rapporto fra il tempo e gli avvenimenti che vi accadono, cioè il tempo è un orizzonte vuoto nel quale si scaglionano gli accadimenti come se fosse uno spazio oppure è tutt'uno con il succedersi degli eventi? 


ll secondo enigma riguarda la dicotomia fra la visione lineare e quella circolare del tempo. Il pensiero antico ha sempre sostenuto la ciclicità, perché l'uomo percepisce il trascorrere del tempo tramite eventi ciclici come le stagioni dell'anno o l'alternarsi del giorno e della notte; tutto quello che appartiene propriamente al campo biologico, infatti, è scandito da ritmi circolari. L'uomo ha addirittura adottato degli strumenti di misurazione, dal pendolo in poi, basati sulla ciclicità. La tradizione cristiana, tuttavia, postulando una creazione che ci precede e un giudizio universale verso il quale si tende, ha modificato la nostra percezione del tempo rendendola lineare. Nonostante tale premessa piuttosto problematica, occorre ricordare che l'uomo è in grado di misurare il tempo con una precisione impressionante. Forse potrà sembrare un paradosso, ma si tratta di un fenomeno tipico della scienza: da un lato un enorme capacità di misurazione, dall'altro l'inafferrabilità del concetto di ciò che si riesce così bene a calcolare. 
Il terzo enigma irrisolto circa il tempo è il tema della sua irreversibilità. Infatti, all'interno dello spazio ci si può muovere, andare a destra e a sinistra mentre nel tempo non lo si può fare: non si può tornare a ieri o a vent'anni fa,  smettere di invecchiare o ringiovanire. Il tempo dunque possiede la caratteristica particolare di andare in una sola direzione, da noi chiamata "futuro", della quale non si conoscono le linee e i contorni e sulla quale, al massimo, è possibile fare delle previsioni. Questo forse è il nocciolo del problema del tempo, che porta con sé la questione esistenziale per la quale abbiamo la consapevolezza che tutto ciò che nasce deve morire. Molti sono, a questo proposito, i filosofi che hanno sostenuto in passato e sostengono ancora oggi che la civiltà sia nata dal fatto che l'uomo, preso in modo profondo dalla consapevolezza della morte, si è dato da fare quasi disperatamente e in modo convulso per lasciare tracce imponenti. Comunque sia, è sempre di grande attualità ricordare questo passo, piuttosto noto, de "Le Confessioni" di sant'Agostino: 
"Che cos'è il tempo? (...) Se nessuno me lo domanda lo so, se voglio spiegarlo a chi me lo domanda non lo so. Tuttavia affermo con sicurezza questo: so che se nulla passasse non ci sarebbe passato, se nulla avvenisse non ci sarebbe futuro, se nulla fosse non ci sarebbe presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, in che modo esistono se il passato non esiste già più e il futuro non esiste ancora? Il presente poi se fosse sempre presente e non trascorresse nel passato non sarebbe più tempo ma eternità. Se allora il presente, per essere tempo, deve trascorrere nel passato come possiamo dire anche di esso che esiste se la ragione per la quale esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere". 
In realtà, forse, urge ricordare e mettere in pratica il famoso "carpe diem", cioè gli attimi interiori, quelle poche frazioni di secondo in cui qualcosa accade e che possono essere colti da ciascuno di noi. Sono attimi misurabili, in fondo, che nessuno ci può togliere. 

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