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"Mission" di Roland Joffé: la necessità dell'Occidente di confrontarsi con l'Altro

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Il regista Roland Joffé nasce nel 1945 a Londra; inizialmente lavora in teatro presso il National Theatre di Londra, passando poi alla televisione dove realizza alcuni documentari. Nel 1984 firma la regia di "Urla nel silenzio" ambientato nella Cambogia degli anni '70. Nel 1986 realizza "Mission" col quale ottiene la Palma d'Oro a Cannes. Seguono "L'ombra di mille soli" (1989), sugli avvenimenti che portarono alla costruzione della bomba atomica, "La città della gioia" (1992), sulle miserie dell'India contemporanea, "La lettera scarlatta" (1995), dall'omonimo romanzo di Nathaniel Hawthorne, "Vatel" (2000) realizzato con la partecipazione di Gerard Depardieu e Uma Thurman. 


Il film "Mission", in particolare, viene considerato da molti critici il suo capolavoro. A proposito del film Joffé dirà: "È una storia semplice ma straziante che racconta di una realtà politica che si scontra con quanto c'è di buono nella natura umana. Siamo strani animali: spesso distruggiamo quello che amiamo a scopi egoistici, eppure ci tormentiamo al pensiero che esistono altre scelte possibili se solo avessimo la forza di intraprenderle". 
La scelta del film "Mission" è data dalla necessità di confrontarsi con il tema "l'Occidente e l'Altro", prendendo in considerazione un particolare periodo storico in cui l'Europa si trasforma radicalmente e al tradizionale rapporto fra i popoli del Mediterraneo e l'Islam si affianca un nuovo confronto con popoli fino ad allora sconosciuti. Le prospettive aperte dalla scoperta del Nuovo Mondo, dalla nascita delle colonie, dalla tragica avventura dello schiavismo possono essere ritrovate in questa suggestiva pellicola di Roland Joffé in cui la travagliata vicenda storica si innesta sulle vicende personali dei due protagonisti, il missionario e l'avventuriero, in una profondità di psicologie degna del grande romanzo europeo. Altro importante argomento di riflessione aperto dal film sta nel ruolo svolto dalla Chiesa cattolica fin dalla fondazione delle prime colonie americane: per alcuni versi un terribile strumento di potere, ma per altri il solo baluardo di difesa delle popolazioni indigene dall'accanimento vorace delle nazioni colonialiste. 


Il film si avvale della splendida fotografia di Chris Menges che per quest'opera ottenne nel 1986 il premio Oscar. Notevoli sono la bellezza e la grandiosità delle riprese in esterno affiancate da una rigorosa composizione dei chiaroscuri e delle luminosità nelle scene di interni. Il film è accompagnato dalla splendida colonna sonora composta da Ennio Morricone, che esalta e amplifica la forza drammatica delle scene fino a trasportarle in una dimensione di èpos senza tempo. 

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