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Acqua potabile più pulita col sistema sviluppato dall'Università Federico II di Napoli

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Acque potabili più pure col sistema brevettato da Enea e dall'Università Federico II di Napoli. Testato sull'acquedotto Santa Sofia, gestito dall'Azienda Campania spa, il metodo di monitoraggio della rete idrica verifica la presenza di sostanze dannose all'organismo, permettendo così interventi mirati e risparmio di risorse. 



Il sistema di controllo delle acque potabili agisce soprattutto sui trialometani, residui del cloro uniti a sostanze organiche, che possono causare problemi di salute. I regolamenti italiani ed europei fissano dei limiti di concentrazione di questi elementi negli acquedotti per garantire maggiore qualità dell'acqua che arriva nelle case. Il sistema brevettato da Enea consiste in un programma che, attraverso sensori fissi e mobili, verifica la presenza di trialometani nell'acqua. Algoritmi e una piattaforma di simulazione analizzano i dati per fornire una panoramica della situazione idrica. 


Un passo avanti rispetto alle campagne di campionamento realizzate dalla maggior parte degli Enti di gestione del servizio idrico che richiedono regolari controlli manuali e costi non indifferenti.
Col nuovo sistema la manutenzione della rete idrica è facilitata, in quanto è possibile intervenire solamente nei settori in cui si riscontra la quantità maggiore di sostanze dannose, limitando i costi e le eventuali interruzioni del servizio.
Il sistema per la rilevazione delle sostanze dannose nella rete idrica è stato presentato il 22 marzo in occasione della Giornata mondiale dell'acqua.

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